Carolina Rotondo, attaccante che nella passata stagione è risultata in vari momenti decisiva per salvare risultati compromessi, ringrazia e saluta col cuore in mano quella che è stata la sua squadra e, anche se per poco, la sua famiglia.

«Ho pensato di scrivere qualcosa perché sarebbe stato difficile dire a parole ciò che penso ma, soprattutto, perché ve lo meritate, ve lo devo. Inizierei ringraziando Giuseppe il quale, solamente con una mia mail, ha accettato di avere una nuova giocatrice inconsapevole, e forse anche un po’ incosciente, degli obbiettivi della società gialloblù. Grazie per aver detto di sì a una romagnola di Forlì, che sebbene non sappia esternare quel che prova, ti è immensamente grata Giuseppe.

Ora tenterò di ringraziare ognuna di voi:

Grazie Deila, per aver condiviso con me un po’ tutto: gli studi, i nonni, l’attacco in campo, la tinteggiatura della casa. Sei stata sicuramente un punto di riferimento per me, anche con le tue telefonate, quando mi hai dimostrato di essere sempre presente.

Grazie alle mie due bresciane preferite, la mia cumpà e l’attaccante più decisiva del campionato. Mi avete fatta sorridere tanto. Nanà attenta e premurosa, sempre pronta a farmi sorridere;  Ali invece più simile a me per certi aspetti, la mia compagna di marachelle. Vi aspetto in Romagna!

Grazie alle più piccole, le tre Chiare, Luce, Sara, Malve, Vale perché sebbene sembra sempre che le piccole debbano guardare le più grandi e imparare, anche le grandi invece possono imparare da voi: la costanza, la determinazione, l’umiltà nel lavorare, nel migliorarsi, senza sentirsi arrivate, ma con la fame di guadagnarsi una convocazione e anche solo un minuto in campo.

Grazie alle veterane, Rachi, Zoe, Ale, Sala, perché solitamente quando c’è, oltre che una condivisione di spogliatoio, un’amicizia così, è difficile aprirsi ad altre persone. Invece, tra una presa in giro e l’altra, mi avete aiutata a non sentirmi un’estranea, con il vostro modo di parlare un po’ veneto che ho fatto fatica a capire inizialmente, torno in Romagna con un “ghe semo” nel vocabolario, e un “se ghe” sempre pronto.

Grazie Vane, in particolare all’inizio. E’ stato determinante avere qualcuno che mi aiutasse ad inserirmi in squadra e in Università. Il mio 28 in Antropometria lo devo a te.

Grazie Desi e Olly, per la pazienza nel farmi posto sulla vostra panchina che spesso e volentieri ho invaso; Olly, grazie per essere venuta a salvare me e Frenci sulla statale, sei stata determinante.

Grazie Caglio per non aver fatto la spia quando mi hai prestato la maglietta, evitandomi l’ennesima multa, ma soprattutto per avermi ricordato con quelle lacrime cosa può essere una squadra e uno sport, perché non è solo un gioco, è un investimento di tempo, di soldi, di energie ma soprattutto di amore per quel che si fa, verso i propri tifosi, la propria maglia e le proprie compagne. E quella domenica ho capito di più che fortuna avevo avuto a capitare a Mozzecane.

Grazie Marti, per le continue pacche sulla spalla in allenamento e in partita. A Vicenza, al di là che sono uscita dopo 40 minuti, mi avevi ceduto il posto se così si può dire, e ho ben in mente prima di entrare in campo il tuo abbraccio sincero, contenta che fossi dentro, nonostante tu fossi in panchina. Questo fa di te una grande giocatrice oltre che una gran persona. E questo vuol dire essere una grande squadra.

Grazie Silvi. Grazie per avermi chiesto cosa stessi studiando in pullman quel giorno, quella curiosità che hai, la tua voglia di fare, prendere, andare, non mollare, incitare, sono tutte caratteristiche invidiabili, che ho dal primo giorno notato in te e stimato. C’è bisogno di vecchiotte come te, io ne ho avuto bisogno, e tu ci sei stata. Sui mojito puoi migliorare però, erano benzina verde.

Grazie alla mia Angelina, mi sono rivista in te un po’ di anni fa, polemica, vivace, una capra a scuola, che non ascolta, ma molto sensibile davanti a quello che ti viene detto, nonostante tenti di fare l’indifferente e la superiore. Ascolta ciò che ti viene detto, non come attacco personale, ma come occasione per te di crescita. Non mollare, e stai vicina a Silvi che ha bisogno di un bastone per la vecchiaia.

Ringrazio anche Bea, per due motivi: per avermi ceduto il suo vestiario, ma soprattutto, perché mi ha dato modo di trovare gli stimoli che aveva perso lei. Ne ho trovati in ognuna e ognuno di voi. Siete qualcosa di veramente bello, e mi auguro con tutto il cuore che chiunque arriverà, possa sentirsi come mi sono sentita io.

Vorrei poi fare un ringraziamento particolare a chi come Giuseppe, mi ha accettata in macchina, non a seguito di una mail, ma di un messaggio what’s app. Grazie Frenci, Anna ed Eli. Oltre che per i passaggi, che comunque penso di aver compensato portandovi in giro in Ferrari, grazie per avermi inclusa nelle vostre vite, in quei viaggi di 12 minuti se guidava la Fasoli, o di 25 se guidava Frenci, per la palestra tonificante cercando di sponsorizzare natural mojo o fitvia, per le cantate intonate, per le vostre sclerate, soprattutto di Anna , e grazie Frenci per aver tentato di lasciarmi a piedi. Ci tengo a dire che forse sono capitata nella macchina con i personaggi più particolari della squadra, ma ho avuto la possibilità di intravedere cosa c’è dietro a tanta esuberanza, e ci sono 3 cuori giganti, matti come quello della Fortitudo, 3 cuori buoni, ed è stata una scoperta che porterò sempre con me.

Oggi vi dico tutto questo perché tornerò nella mia Romagna, mi è stato proposto uno stage lavorativo oltre che una possibilità di iniziare a vedere un po’ di persone come osteopata. E non posso rifiutare, quindi finiti gli esami farò le valigie.

So di non aver citato molte persone, Ali, Ale, Riccardo, Mele’s family, Chiara, il mago Cazzola, chiunque insomma faccia parte di questa Famiglia, un grazie col cuore da parte mia.

Ultimo ma non per importanza, Grazie Mister. Grazie per avermi voluta, per avermi cercata sempre, per aver rispettato ogni mio impegno, per avermi trattata esattamente come le altre, per avermi capita in molte circostanze, ma soprattutto per esserti fidato, mandandomi allenamenti, chiedendomi come stessi, sei stato quasi un babbo con una pazienza infinita e immensa comprensione. Sono contenta di averti avuto come Mister.

Sono arrivata qua dopo pochi mesi al Forlì, dove ero tornata dopo due anni, ed essendo cresciuta lì, ho fatto fatica a staccarmici. Non avrei mai pensato di ritrovarmi oggi dispiaciuta nel salutarvi, e con l’ansia nel doverlo fare. Grazie a ognuno di voi, vi seguirò e farò il tifo per voi da lontano».

Riccardo Cannavaro
Foto: Graziano Zanetti Photographer
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