Vanessa e Francesca laureate… e adesso? «Studio e pallone sono la nostra vita. Pensiamo al futuro»

L’università le ha «incoronate». Vanessa Venturini il 21 ottobre, Francesca Salaorni il 13 marzo. La corona d’alloro l’hanno indossata con orgoglio, l’intervista doppia nasce dal titolo di un film statunitense del 2009: «Laureata… e adesso?». Questa è la domanda che poniamo alle «dottoresse» 2016/17 della Fortitudo Mozzecane, questa è la riflessione a cui le due rispondono in coro: «Studio e calcio sono la nostra vita. Ora pensiamo al futuro». Il portiere gialloblù ha conseguito la laurea triennale a Verona in Scienze delle Attività Motorie e Sportive, il difensore (e capitano) a Padova in Ingegneria Biomedica. L’argomento delle tesi? «Personalità e performance sportiva: quale relazione?» spiega Venturini. «Studio della vigilanza durante l’uso della BCI in pazienti affetti da sclerosi laterale amiotrofica» racconta Salaorni.

Francesca e Vanessa, laureate… e adesso?

Salaorni: «Tra marzo e aprile mi sono presa un mese sabbatico, per staccare un attimo la spina. Dopodiché sono stata nella scuola primaria di Mozzecane con la Fortitudo, facendo svolgere attività sportiva ai bambini di terza, quarta e quinta. Ora, invece, ho ripreso in mano i libri e devo capire cosa fare l’anno prossimo. Ho due possibilità: frequentare la magistrale di Biomeccanica e Biomateriali al Politecnico di Milano, test estivo di inglese permettendo, oppure andare negli Stati Uniti a studiare Ingegneria Biomedica e giocare nella squadra del college. Qualche giorno fa ho infatti sostenuto il provino per avere una borsa di studio per gli USA e sto aspettando il risultato: se fosse positiva sarò felice di partire e di fare il master in America».

Venturini: «Una volta conseguita la laurea triennale, ho cominciato subito la specialistica e ho da poco terminato il primo anno della magistrale di Scienze Motorie Preventive e Adattate, sempre a Verona. Conto di laurearmi di nuovo tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, poi cercherò un’occupazione sperando che in futuro le Istituzioni italiane rendano obbligatoria la figura del laureato in Scienze Motorie anche nella scuola elementare».

Vanessa si è laureata con 103, Francesca con 87. Soddisfatte?

V: «Più di così non potevo fare. In questi anni i sacrifici sono stati tanti e gli impegni da conciliare pure (oltre al calcio, Vanessa fa la cameriera in pizzeria e, d’estate, la bagnina in piscina, ndr), quindi sono orgogliosa del mio risultato. Naturalmente, alla specialistica cercherò di migliorare il 103».

S: «Tutto sommato sì. Ambivo ad uscire con un voto superiore a quello preso all’esame di maturità, cioè 84, e ce l’ho fatta (sorride, ndr). Purtroppo il primo anno è stato un po’ traumatico: facevo avanti-indietro tra Villafranca e Padova (Francesca abita appunto a Villafranca, ndr) per non saltare gli allenamenti con la Fortitudo e ho incontrato molte difficoltà a gestire università e calcio. Nel secondo e nel terzo anno, invece, trasferendomi a Padova, la situazione è decisamente migliorata: mi sono organizzata bene con il Mozzecane, ho trovato il mio metodo di studio e mi sono tolta soddisfazioni in vari esami. Spero di ottenere un risultato migliore alla magistrale».

Venturini, perché Scienze delle Attività Motorie e Sportive?

«Amo l’attività fisica e il movimento a 360 gradi. Essendo cresciuta con fratelli e cugini maschi ho sempre praticato qualsiasi disciplina che prevedesse l’utilizzo di una palla e di un campo, poi ho cominciato a giocare calcio nella Fortitudo e la passione è cresciuta ancora di più. Lo sport mi entusiasma da matti e, fin da bambina, sapevo che avrei intrapreso tale percorso».

Salaorni, perché ha scelto Ingegneria Biomedica?

«All’inizio ero indecisa fra questo e Fisioterapia. Avevo superato entrambi i test, però alla fine ho optato per Ingegneria Biomedica: mi piaceva di più l’ambito matematico-informatico, e mi sentivo più portata. Il terzo anno, poi, mi ha dato la risposta definitiva: abbiamo studiato tutte materie specifiche, ho imparato un sacco di cose e ho capito che questa è la mia strada. Sono contenta della mia scelta».

Avere una laurea è importante?

S: «Sì. È indispensabile per determinate professioni e, in generale, rappresenta un titolo in più per avere sbocchi lavorativi migliori e una preparazione culturale di un certo tipo. Ecco, penso che l’attestato magistrale serva di più di quello della triennale, quindi trovo giusto continuare e non fermarmi».

V: «Certo, ma al momento non viene valorizzata e conta principalmente a livello di soddisfazione personale. Nel mio campo, per esempio, diverse persone che hanno conseguito un diploma, frequentando corsi specifici di qualche mese, hanno spesso maggiori opportunità lavorative di noi. E non è corretto. In Italia, la laurea dovrebbe essere considerata di più».

La discussione della tesi e la festa di laurea le avete condivise con le compagne della Fortitudo?

S: «Naturalmente, e ne sono stata felice. Alla discussione avevo invitato Zoe Caneo e Rachele Peretti ma non sono riuscite a venire: in compenso, però, c’era Giulia Caliari alla lettura del papiro. Al contrario, alla festa hanno partecipato in tante: Francesca Signori, Francesca Rasetti, Caliari, Peretti, Caneo, Vanessa Venturini, Valentina Sossella e Sofia Cordioli (fisioterapista gialloblù, ndr). Purtroppo mancava Alessia Pecchini (in Olanda per studio, ndr), la quale mi ha comunque fatto l’in bocca al lupo prima della discussione. L’ho sentita vicina».

V: «Sì. È stato bello condividere un momento così importante con loro. Alla festa sono venute Francesca Salaorni, Sossella, Caliari, Rasetti e Cordioli, mentre alla discussione c’era Claudio Bressan (preparatore dei portieri gialloblù, ndr). Mi ha fatto davvero piacere averlo avuto lì con me: ci conosciamo e lavoriamo insieme da due stagioni e abbiamo un ottimo rapporto sia dentro che fuori dal campo. Claudio si è sempre interessato ai miei studi e lo ringrazio».

A proposito, calcio e studio vanno d’accordo?

S: «Dipende. Se una persona riesce a programmare bene gli impegni sì, altrimenti no. Avendo noi tre allenamenti serali alla settimana, più la partita alla domenica, è possibile conciliare tutto, ovviamente con grande passione e sacrificio: studi durante il giorno e poi vai al campo, stringi i denti di fronte alla stanchezza e rinunci spesso ad uscire con gli amici».

V: «Bisogna impegnarsi moltissimo ed essere davvero determinate, soprattutto se oltre al calcio e allo studio svolgi lavoretti qua e là. Amo il pallone e fare sacrifici non mi pesa, però occorre sapersi organizzare al meglio: nella mia università i tirocini si sovrappongono alle lezioni, pertanto è indispensabile sfruttare ogni momento libero per studiare, sia alle sei del mattino che alle undici di sera».

Quanto tempo passate sui libri?

S: «Cinque-sei giorni alla settimana. Studiavo tutta la mattina, continuavo al pomeriggio fino alle 16-16.30, perché poi dovevo andare ad allenare le bambine (Francesca segue la categoria pulcine alla Fortitudo e i minipulcini del Quaderni, ndr) e al mio allenamento, e a volte riprendevo in mano i libri alla sera fino alle 23. Il fine settimana, invece, è dedicato per forza agli impegni sportivi».

V: «Parecchio. Tra gli impegni al Mozzecane, il lavoro in pizzeria e in piscina, e l’allenamento dei bimbi (in questa stagione Vanessa ha seguito i pulcini del Villafranca e gli esordienti del Caselle, ndr) ho la possibilità di studiare solo a ridosso delle sessioni d’esame, ma quando arriva il momento faccio una vera full immersion sui libri: otto-nove ore al giorno, dalla mattina alla sera, incastrandole tra le varie cose».

Cosa volete fare da grandi?

S: «L’ingegnere biomedico. Vorrei progettare e realizzare protesi, principalmente per gli arti e per sostegno agli infortuni sportivi, e puntare sulle nuove tecnologie per l’assistenza medica. Inoltre, mi piacerebbe prendere il patentino e diventare un allenatore a tutti gli effetti. Salaorni tecnico della Fortitudo? Sarebbe un sogno».

V: «Sperando che la legge italiana cambi, desidero insegnare educazione motoria nella scuola primaria o sfruttare qualsiasi sfaccettatura di quella che sarà la mia figura professionale, insegnando tutto ciò che riguarda la salute e il movimento. In più sarebbe bello rimanere pure nel mondo del pallone, magari allenando a livello di scuola calcio».

L‘Ufficio Statistico dell’Unione Europea (Eurostat) ha diffuso una serie di dati: l’Italia è penultima nell’UE per percentuale di laureati (26,2%) tra i 30 e i 34 anni.

S: «Di sicuro ci sono Stati, come Germania, Francia e Inghilterra, in cui l’università è meglio organizzata, ma essere il penultimo Paese dell’UE non fa piacere e non è un bel biglietto da visita. Da noi ci sono tante Facoltà di valore e tanti studenti però forse molti di loro sono scoraggiati dalla situazione precaria dei laureati e preferiscono buttarsi subito alla ricerca di un’occupazione. Oppure parecchi iniziano gli studi e poi mollano. L’università in Italia? Dà un’ottima preparazione ma per quanto riguarda strutture e organizzazione occorre crescere».

V: «Da noi la laurea è poco riconosciuta, in più probabilmente i giovani di oggi non hanno una grandissima voglia di studiare. In tanti decidono di andare direttamente a lavorare, invece di proseguire gli studi, oppure cominciano l’università ma appena trovano un’occupazione, che regala loro un minimo di indipendenza economica, la lasciano».

Francesca e Vanessa hanno però compiuto da poco 23 anni. Voi non avete perso tempo…

S: «Desideravo terminare la triennale senza finire fuori corso e mi sono impegnata al massimo per riuscirci. Se si desidera frequentare l’università è importante non perdere tempo: prendersi un anno sabbatico dopo la scuola, infatti, rischia di essere fatale. Sono sincera: pure io avevo pensato di fare una pausa ma poi ho capito che ricominciare e riabituarmi ai ritmi di studio sarebbe stato faticoso, così mi sono subito rimboccata le maniche».

V: «Lo sport è la mia passione, quindi terminate le superiori non ho avuto difficoltà a proseguire gli studi. E sono felice di essermi laureata in tre anni, appunto nei tempi prefissati. Adesso voglio completare la mia formazione alla magistrale e poi continuare a crescere fuori. Di imparare non si finisce mai».

L’Italia conta 32,5% di laureate e 19,9% di laureati. Le donne sono più brillanti negli studi?

S e V: «In generale le donne sono più portate e dedite allo studio, e magari hanno più voglia di applicarsi e di portare a termine ciò che hanno cominciato. In ogni caso, dipende da persona a persona: ci sono anche molti uomini bravissimi negli studi».

Solo il 53% dei laureati trova lavoro a tre anni dal titolo. È un aspetto che vi preoccupa?

S: «Non troppo. Nonostante la crisi e le numerose difficoltà, sono convinta che se una persona cerca un’occupazione con determinazione, può raggiungere l’obiettivo. Di sicuro, però, è più complesso trovare il lavoro che si desidera: per quello occorre avere pure un pizzico di fortuna e gli agganci giusti».

V: «Sì. Questo dato deve far riflettere. Quando ho iniziato l’università ero già consapevole che la mia laurea contasse fino ad un certo punto, ma ho preferito seguire il cuore. Tuttavia, sapere che in Italia abbiamo 200.000 laureati in Scienze Motorie, e che la maggior parte di loro fatica a trovare un lavoro stabile, dispiace molto».

Sempre più giovani laureati «scappano» dall’Italia. Avete mai pensato di andare all’estero?

S: «Al di là di un’esperienza di studio, no. Tuttavia sono consapevole che il mio ambito professionale richieda spostamenti costanti, visto che scoperte e innovazioni vengono in primis dall’estero. Pertanto, so che un giorno potrebbe capitarmi di viaggiare. Le lingue? L’inglese riesco a leggerlo e a capirlo, però non sono bravissima a parlarlo. Alle medie avevo studiato anche francese ma poi l’ho lasciato da parte».

V: «È un argomento su cui, a volte, mi sono confrontata con la mia famiglia e il mio fidanzato: all’estero lo sport è più apprezzato e considerato rispetto alla cultura italiana. Quindi sì, l’idea mi ha sfiora e, se potessi scegliere, andrei negli Stati Uniti. Le lingue? Con l’inglese me la cavo senza problemi».

Nel film «Laureata… e adesso?» Ryden (la protagonista), appena laureata non ottiene il lavoro tanto desiderato e si ritrova disoccupata. Se capitasse a voi, come vi comportereste?

S: «All’inizio ci rimarrei male. Studiare per anni e non vedere riconosciuto né il mio impegno né i miei sacrifici, mi dispiacerebbe un sacco. Dopodiché proverei a cimentarmi con un’altra occupazione, con la speranza che un giorno arrivi ciò che mi piace sul serio e a cui ambisco».

V: «Purtroppo sono già consapevole che potrei vivere pure io questa situazione. Farei di tutto per non essere un peso economico per i miei genitori, trovando un lavoro qualsiasi, e continuando nel frattempo a cercare una professione inerente ai miei studi».

Francesca e Vanessa, siete più brave sul campo o sui libri?

S: «Ho limiti e qualità in entrambi i mondi, pertanto dico 50 e 50. Lo spirito è lo stesso e sia all’università che nel calcio ho obiettivi precisi: studio per imparare e prendere bei voti, gioco per crescere e vincere».

V: «L’impegno è il medesimo, però forse riesco meglio sui libri (sorride, ndr). Calcio e università sono due attività che adoro alla stessa maniera, considerato che riguardano entrambe il movimento, e tento di integrarle con passione».

Nel calcio conta studiare?

S: «Ovviamente. Nel calcio non bisogna solo correre dietro ad un pallone, serve anche usare la testa. Nel mio caso, un difensore deve applicarsi molto, studiare la tattica, i movimenti dell’altra squadra e agire di conseguenza, l’elastico difensivo e come mettere in fuorigioco le avversarie. L’aspetto più complicato e trovare un equilibrio con le proprie compagne di reparto: se una di noi sbaglia, l’attaccante ha la possibilità di presentarsi davanti al portiere e segnare».

V: «Giro la frase: per andare bene a scuola conta fare sport. Questo è stato dimostrato scientificamente: i bambini che fin da piccoli praticano attività sportiva ottengono migliori risultati a scuola. Venturini portiere? Io gioco per di più d’istinto. A parer mio, più che studiare, un estremo difensore deve essere in grado di prevedere in anticipo la mossa dell’avversaria».

La stagione 2016/17 ha rappresentato la 14ª annata alla Fortitudo Mozzecane per Vanessa e la 13ª per Francesca. Pallone per una vita… e adesso?

V: «I punti di domanda sono diversi. Sicuramente in questi 14 anni la passione non è mai diminuita, anzi, è cresciuta. Se potessi giocherei a calcio per tutta la vita ma, prima di decidere cosa fare, dovrò valutare tanti fattori. A cominciare dagli impegni universitari».

S: «Desidero proseguire. La Fortitudo è diventata una seconda famiglia per me e se continuassi a difendere i colori gialloblù sarei contenta e fiera. Tuttavia, bisognerà tener conto del mio futuro negli studi: se andassi a Milano, dovrei trovare un compromesso tra università e calcio, che io giochi a Mozzecane o altrove; se invece avessi l’opportunità di frequentare il master negli Stati Uniti, militerei appunto nella squadra del college. Gli USA? Sarebbe un’esperienza unica e fantastica: entrerei a contatto con una realtà dove il calcio femminile è più sviluppato rispetto a quello maschile, in cui la metodologia di lavoro è differente e concentrata moltissimo sull’aspetto fisico, dove la cultura sportiva è più avanzata e gli impianti sono all’avanguardia».

Matteo Sambugaro

Foto di copertina e foto 3, 6 e 9 all’interno: Elisa Fasoli

Foto 2 all’interno: Graziano Zanetti Photography

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