La soddisfazione più grande? Non è il gol, è vederle fare gruppo, unite da una amicizia sincera. Parola di Silvia Fortin, allenatrice della squadra Primi Calci, la categoria più “piccina” della Fortitudo Mozzecane.

Sul campo arrivano bambine di 6-7 anni (ma anche più piccole), che spesso hanno a che fare col pallone per la prima volta…
«Certo, alcune bambine magari hanno giocherellato con la palla in giardino, ma sono a un livello basilare, e adesso, dopo circa due mesi di lavoro, stanno assimilando i fondamentali, come il portare palla. In questo periodo ho visto una grande crescita».

Non solo in senso tecnico, ma anche di squadra…
«Proprio così, durante una partita posso inserire bimbe dai 5 ai 7 anni, e insieme fanno squadra. Si passano palla per fare gol, non c’è differenza fra grandi e piccole, apprendono a fare gruppo e non è importante vincere ma divertirsi e imparare, godendosi la partita».

Quali sono gli aspetti fondamentali su cui lavorate in allenamento?
«Spingiamo parecchio sulla coordinazione. Queste bimbe che non hanno mai giocato a pallone, ma in generale oggi, sono abbastanza scoordinate, perciò lavoriamo tanto con la palla al piede o in mano, con passaggi al piede, col gioco di squadra per capire i movimenti, con lo slalom fra i cinesini senza perdere il pallone. La coordinazione è essenziale, anche perché a questa età il fiato non manca, e i muscoli sono elastici, in crescita».

Com’è il gruppo Primi Calci, anche fuori dal campo?
«Sono tanto amiche, si trovano per compleanni, fanno gruppo anche con i genitori. È questo è più importante dei gol. Funziona come le squadre dei più grandi: l’affiatamento lo costruisci fuori dal gioco, è lì che fai la squadra e fai il gruppo. I genitori favoriscono questo, le fanno incontrare anche fuori dagli allenamenti, vedi che c’è davvero amicizia, anche se sono da scuole diverse».

Gli obiettivi di crescita quali sono?
«Sicuramente portarle avanti, visto che sono all’inizio di un percorso. Anche noi allenatori siamo stati capaci di integrare le più piccole nel gruppo. Non si stufano, continuano a venire a giocare perché si divertono e fanno gruppo».

Francesca Castagna
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