Per Chiara Mele il sogno azzurro continua. La giovane giocatrice gialloblù vuole lottare e dimostrare di valere la maglia azzurra. Mai accontentarsi, avere sempre nuovi obbiettivi e dare il massimo: ecco le parole d’ordine di Chiara.

Cos’ha provato al momento della prima convocazione in Nazionale under 16?

«È stata inaspettata. Non pensavo di essere convocata e di poter vivere un’emozione così grande, anche perché indossare la maglia della Nazionale, come indossare quella della mia società, mi carica, mi dà sempre un motivo per credere in qualcosa».

Nello sport la cosa più difficile è confermarsi, soprattutto in una ristretta cerchia come quella della Nazionale: per continuare il sogno azzurro quali sono secondo lei le cose indispensabili?

«Per confermarsi la prima cosa è l’umiltà.  Non bisogna credere di aver raggiunto il proprio obbiettivo perché non ci si deve mai fermare. Si deve continuare a lottare per raggiungerne sempre di nuovi, è necessario puntare sempre più in alto. Bisogna poi migliorare anche a livello fisico e tecnico e far vedere che si vuol dare il massimo».

Finora cosa le ha lasciato quest’esperienza e ciò che ha appreso in Nazionale può risultare utile anche a livello di club?

«Le cose che mi porto dietro sono la fame e la voglia di continuare a lottare fino alla fine per raggiungere ciò che voglio. Ho imparato ancora di più che una cosa fondamentale è dimostrare di meritare di essere dove si è».

In Nazionale c’è poco tempo per ambientarsi. Allenarsi e giocare con compagne di cui non si conosce il carattere e di cui non si conoscono i movimenti in campo risulta difficile?

«All’inizio pensavo che sarebbe stato molto difficile ambientarsi, perché ci sono ragazze appartenenti a società diverse. La cosa che mi ha stupito però è stata l’unione tra noi, come se ci conoscessimo da tanto tempo. Tutte noi eravamo meravigliate di questo».

Una bella soddisfazione per lei ma anche per la società: che parole ha ricevuto?

«Mi hanno fatto i complimenti in tanti. Questo significa che la squadra mi è vicina. Il consiglio a cui penso ogni giorno però, consiglio che mi è stato dato da un paio di persone all’interno della società, è che devo rimanere con i piedi per terra, non devo montarmi la testa, perché ancora non ho fatto niente. La cosa più importante è riuscire a restare in quell’ambiente, e per questo devo ancora fare strada».

Confermarsi in una squadra esperta, soprattutto per una ragazza che giocava in Primavera fino all’anno prima, non è facile: l’esperienza della Nazionale può contribuire a far sì che lei, nonostante la giovane età, ottenga sempre più spazio?

«Non so se otterrò più spazio, e sinceramente questo non mi preoccupa. Sono felice e serena, ultimamente mi sono capitate tante belle cose che fino a poco tempo fa nemmeno immaginavo. Quindi mi va bene così ora, sono davvero felice».

Giocando con la Nazionale under 16 ha avuto modo di vedere e affrontare Nazionali straniere, e quindi si è confrontata con mondi calcistici differenti: ha potuto constatare differenze di mentalità e di livello tecnico tra il calcio femminile italiano e quello di altre Nazioni?

«La vera differenza è il professionismo. Credo che le differenze siano colpa dei pregiudizi che ci sono da noi; il calcio femminile in Italia viene visto come inferiore al calcio maschile, non siamo ritenute forti quanto i maschi. In Paesi come la Germania, l’Olanda e in generale i Paesi del nord Europa il calcio femminile viene molto valutato, di conseguenza è più facile che ci siano squadre di alto livello. Ci siamo scontrate contro il Portogallo, l’Olanda e la Germania, e ho constatato che lo stile di gioco è differente, ma il livello è praticamente lo stesso. Non mi è sembrato che la Nazionale italiana fosse inferiore».

Riccardo Cannavaro
Foto: Graziano Zanetti Photographer
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