Salaorni: «Si parte sempre con l’idea di vincere»

Salaorni: «Si parte sempre con l’idea di vincere»

La stagione è alle porte e la squadra è pronta a iniziare. Il capitano, Francesca Salaorni, non vede l’ora di mettersi in gioco insieme alle sue compagne di squadra.

Manca sempre meno all’inizio delle partite ufficiali: come vedi la squadra? L’amichevole con il Chievo, seppur persa, ha mostrato parità a livello di gioco: è una sconfitta che può comunque dare delle consapevolezze?

«Sì, finalmente domenica prossima inizieranno le gare ufficiali e ci troveremo di fronte il Ravenna in Coppa Italia. Sebbene fosse la prima partita dell’anno e la squadra abbia tanti nuovi innesti, sono rimasta notevolmente soddisfatta per la prestazione complessiva della squadra nel test – match contro il Chievo Verona. Vedo che le nuove si stanno integrando bene con le “veterane” e che nel gruppo inizia ad instaurarsi quel feeling indispensabile per potersi muovere all’unisono sul rettangolo di gioco. Fuori dal campo ci stiamo conoscendo e pian piano sono convinta che si creerà quell’alchimia che rende una squadra vincente».

Secondo te quale sarà l’avversaria più temibile in campionato?

«Senza dubbio l’asticella della difficoltà si è alzata rispetto alle stagioni precedenti. Tra le nostre avversarie penso che sulla carta abbia una rosa importante l’Inter, ma anche Empoli e Ravenna. In realtà sono tutte pericolose, non c’è nessuna squadra da sottovalutare, esattamente come non c’è nessuna squadra da temere. Si parte sempre con l’idea di affrontare una squadra per batterla, poi sarà il campo a decretare il vincitore».

Che cosa deve essere migliorato, a livello di squadra, prima dell’inizio della serie B?

«Ci sono cose da migliorare ora e ci saranno anche durante il campionato. A seconda di quello che lo staff riterrà necessario, noi lavoreremo con impegno per migliorarci sotto ogni aspetto possibile».

Quanto sei orgogliosa di essere stata riconfermata capitano?

«Sicuramente essere riconfermata capitano è motivo di orgoglio ma allo stesso tempo di responsabilità; è anche una possibilità di migliorarmi e crescere dove so di aver sbagliato la scorsa stagione».

Siete contente di disputare le gare casalinghe sul campo di Villafranca?

«Finalmente quest’anno il nostro campo per le gare casalinghe sarà il Comunale di Villafranca. Penso che sia un segnale della crescita che sta avendo il movimento femminile e che ci possa anche dare una maggiore visibilità. Essendoci anche le tribune mi auguro di vedere sempre molti sostenitori».

Riccardo Cannavaro
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Valeriano Bragantini: «Un onore questo incarico»

Valeriano Bragantini: «Un onore questo incarico»

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Valeriano Bragantini, dirigente della Fortitudo Mozzecane, avrà un nuovo ruolo in questa stagione. La sua professionalità, per anni volta al settore giovanile della Fortitudo Mozzecane, sarà messa a disposizione della prima squadra. Ecco le parole di Bragantini riguardo il suo nuovo incarico.

Da dirigente del settore giovanile a dirigente della prima squadra: perché questo cambiamento?

«Mi è stato chiesto dalla società. Devo dire che si è instaurato un buon feeling con Simone Bragantini, soprattutto per quanto riguarda gli scambi di giocatrici dalla primavera alla prima squadra. Si è creato un buon rapporto lavorativo. Di conseguenza mi hanno chiesto di concentrarmi non più sulle giovanili ma sulle ragazze della serie B. Ho instaurato anche dei buoni rapporti con le ragazze più grandi, e questo mi stimola a far bene il mio nuovo lavoro. Ovviamente mi dispiace per certi versi, perchè ho passato tanti anni con le giocatrici più giovani, ma sono anche felice di avere un nuovo incarico e voglio svolgerlo al meglio. Rispetto a prima è sicuramente più impegnativo, ma sono pronto a fare del mio meglio».

Cosa comporterà il tuo nuovo ruolo e che differenze ci sono rispetto a prima?

«Cercherò di dare la mia impronta professionale come ho fatto da dirigente del settore giovanile. La differenza è che ora avrò a che fare con persone adulte dotate di mentalità professionistica mentre prima, essendo che le giocatrici erano molto giovani, era necessaria anche la presenza dei genitori. Nel settore giovanile l’obbiettivo era quello di insegnare il calcio, mentre ora per forza di cose si è molto più legati al risultato. Tutto ciò rende la situazione più delicata per certi versi, ma anche più stimolante».

Ti mancherà essere il punto di riferimento delle giovani gialloblù?

«Mi mancherà e mi manca già adesso a esser sincero. Quando ho pensato che non avrei più gestito direttamente le calciatrici del settore giovanile mi sono commosso, perché ho passato anni insieme a loro. Sono una persona ambiziosa e, nonostante il dispiacere, mi rende orgoglioso avere un ruolo nuovo e dover lavorare a contatto con la squadra più importante della società. Per me è un onore».

Quale sarà l’approccio del neo dirigente delle giovanili?

«Gianluca Sgreva cercherà il dialogo diretto con gli allenatori e con i genitori, in particolare tentando di tenere separati i compiti dei tecnici dalle interferenze esterne. È importante che ognuno abbia i suoi compiti e li rispetti, senza interferire con quelli degli altri. Il dialogo è sempre il metodo migliore. Il fine di qualcuno che si occupa delle giovanile è far sì che le giovani calciatrici imparino l’educazione sportiva e calcistica. Bisogna che capiscano l’importanza della serietà: ogni cosa deve esser fatta con impegno per arrivare ad un livello sempre più alto. Lui si impegnerà in questo».

Come vedi l’annata che sta per iniziare e la campagna acquisti fatta fin’ora?

«Ci siamo impegnati e ci stiamo impegnando tutt’ora per fornire al mister una rosa di livello qualitativo importante. Il campionato sarà competitivo e ovviamente il primo obbiettivo è la permanenza in serie B, visto che abbiamo lottato tanto per arrivarci. Credo che ci siano tutti i presupposti per fare una buona stagione perché gli elementi che abbiamo sono validi e la campagna acquisti è stata studiata attentamente già a partire da maggio».

Solitamente la Fortitudo punta molto sulla Primavera, ma quest’anno qualcosa è cambiato:

«Quest’anno la Primavera dovrà fare un gran lavoro. È necessario colmare il gap atletico e tecnico tra la Primavera e la prima squadra per poter continuare con il modus operandi che ha sempre contraddistinto la nostra società: puntare molto su giovani ragazze gialloblù e meno su una campagna acquisti esterna. Se si vuole essere competitivi bisogna avere ragazze di qualità, per questo abbiamo puntato su giocatrici di una certa esperienza. Noi abbiamo tante giovani promettenti e io credo tanto in loro; per tale motivo bisognerà lavorare ancora di più. Dobbiamo pensare alla loro crescita oltre che agli arrivi di elementi esperti per la squadra che disputerà il girone nazionale».

Riccardo Cannavaro
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Bragantini: «Possiamo scrivere un altro capitolo della storia gialloblù»

Bragantini: «Possiamo scrivere un altro capitolo della storia gialloblù»

Simone Bragantini è stato il trascinatore della squadra verso l’impresa. Ha guidato, insieme al suo staff, le ragazze verso l’obbiettivo. Alla sua prima esperienza in gialloblù e nel calcio femminile, ha dato un contributo fondamentale per scrivere una pagina importante della storia della società.

Primo anno alla Fortitudo e missione compiuta: se ci sono state delle critiche durante la stagione, le ha messe a tacere con i risultati.

«Tutti dicono che abbiamo iniziato male. Innanzitutto abbiamo tenuto testa in Coppa Italia al Verona Women AGSM, una squadra che mancava delle straniere ma che ha ragazze che giocano in Nazionale under 17 e under 19. Noi eravamo una squadra nuova ma, nonostante questo, ci siamo giocati il passaggio del turno fino alla fine. Secondo me già in quella situazione c’è stato un cambio di mentalità importante. Se poi analizziamo le prime quattro gare di andata e le prime quattro di ritorno vi è una differenza di soli tre punti. Più che partiti male direi che c’era un calendario che ci ha messo di fronte da subito squadre forti, squadre che poi si sono rivelate le migliori del campionato insieme a noi. Nel girone di andata abbiamo fatto 31 punti e al ritorno 34, quindi ci siamo migliorati. Non si può certo dire che siamo partiti male. Ci sono state alcune situazioni in cui non avevamo la partita in mano, in cui non eravamo veramente noi. Ad esempio la sconfitta con la Pro San Bonifacio e i pareggi con il Pordenone e il Riccione; sono stati punti persi che ci hanno impedito di arrivare più in alto in classifica.  Queste tre partite mi hanno fatto dire peccato,  perchè era nelle nostre corde far qualcosa in più, ma il nostro obbiettivo principale l’abbiamo raggiunto.  Per quanto riguarda le critiche dico solamente che le persone devono essere consapevoli del proprio ruolo e rispettare quello degli altri. La cosa che conta è che tutta la squadra ha dimostrato che la Fortitudo merita di essere in un girone nazionale di serie B. Tutto quello che abbiamo fatto fino ad ora va archiviato, perché bisogna ripartire per il futuro: il futuro va costruito con la consapevolezza dei propri mezzi ma senza specchiarsi su quello che abbiamo fatto fino ad ora».

Alla sua prima intervista da allenatore della Fortitudo aveva detto che il suo stile di gioco è un possesso palla non fine a sé stesso, ma volto all’attacco e all’aggredire l’avversario: la squadra è riuscita a esprimere la sua filosofia di calcio e a regalare uno dei giochi più belli del girone?

«Hanno rispettato la mia filosofia di gioco. Io propongo alcune idee e alcuni principi, poi le ragazze li sviluppano e magari li migliorano. L’allenatore deve portare idee, e poi queste idee mutano in base alle caratteristiche delle varie giocatrici; magari si creano perfino dinamiche di gioco alle quali l’allenatore non aveva nemmeno pensato, quindi il concetto di gioco in realtà è in costante evoluzione.  Il bel gioco è soggettivo: per me ci sono partite che terminano 0-0 e con pochi tiri, che però ritengo essere belle, perché dietro ci sono dinamiche e principi particolari. Ovvio, se ci sono tanti tiri e tante azioni c’è anche più spettacolo. Noi abbiamo espresso un bel gioco, ma quel che più mi interessa è che durante le varie partite sono emerse le competenze di gioco di tutti gli elementi della rosa. In tanti hanno detto che il nostro calcio è stato il più divertente del girone da vedere. La cosa che conta è che la Fortitudo è una squadra che gioca; intendo dire che è una squadra sempre viva, una squadra con personalità e ricca di idee, indipendentemente dal risultato. La nostra filosofia è aggredire e attaccare, questo è l’emblema del nostro gioco, e credo sia stato rispettato. Forse una delle azioni che più simboleggia questo modo di vedere il calcio è il gol che ha segnato Martani contro il Clarentia Trento: gestendo sempre palla a terra, Venturini, il nostro portiere, passa al capitano Salaorni e dà avvio all’azione, Salaorni passa a Martani e la nostra attaccante segna. Con due passaggi siamo andati in rete, un’azione perfetta. Quello è il principio che seguiamo. Ricercare sempre l’azione più efficace che ci consenta di arrivare a realizzare una rete».

Ci sono stati momenti in cui ha pensato di non farcela o in cui ha comunque capito che c’erano cose da correggere per arrivare al traguardo?

«Il pareggio in casa col Riccione è stato un campanello d’allarme: c’era bisogno di intervenire e di conseguenza abbiamo lavorato su una determinata situazione di gioco, ovvero la fase di finalizzazione. Ci siamo concentrati sugli ultimi trenta metri e sui palloni che arrivavano nella parte finale del campo.  Si doveva migliorare la qualità del gioco in fase offensiva. Eravamo consapevoli che c’era il materiale con cui lavorare e quindi ci sarebbe stato un grande miglioramento. A Villa Baietta ho sostenuto che questa squadra aveva le credenziali per guardare dall’alto tutte le altre e, a parte con la Pro San Bonifacio, è stato così. Il mister deve essere sempre consapevole di quello che ha a disposizione, deve capirlo nel primo mese di lavoro».

Cosa sarebbe servito per vincere il girone?

«Innanzitutto trovare un’ avversaria che perdesse qualche punto per strada e poi l’esperienza e l’abitudine di essere al vertice della classifica per giocarsi il primo posto. La Pro San Bonifacio ha fatto un cammino impressionante, quindi bisogna complimentarsi. Forse un pizzico di cattiveria e umiltà in più in certe occasioni sarebbe servito. Ad esempio mi ha dato fastidio il pareggio all’ultima giornata di campionato; non importa se è stato raggiunto l’obbiettivo, ciò che conta è capire che se si sta vincendo la partita 3-1 non è possibile permettere alle avversarie di arrivare al pareggio per un black – out. Pensare di aver già conquistato il traguardo finale è concettualmente e moralmente sbagliato. Questo è un salto di mentalità da fare in futuro, perché in serie B nazionale queste leggerezze non sono permesse. Fino all’ultima giornata, che sia abbia vinto il campionato o si sia retrocesse, bisogna dare tutto. Ci sono state, in alcuni momenti, delle ingenuità da parte di tutti, staff e ragazze, nessuno escluso. Se avessimo evitato di pareggiare alcune partite sarebbe stata un’altra storia probabilmente. In ogni caso abbiamo fatto un cammino stupendo».

Se pretendeva di più è perché pensa che sarebbe stato possibile fare ancora meglio?

«Assolutamente sì. È difficile trovare le parole per descrivere il cuore delle ragazze, perché hanno un cuore incredibile.  Lo si è visto nelle vittorie arrivate all’ultimo minuto o nei pareggi strappati con grinta e sudore. Certe partite non le ribalti se non hai un gran cuore. Quello che mi dispiace è che avremmo potuto chiudere dei match prima, magari con un po’ più di cattiveria, anche perché le qualità per farlo c’erano eccome. La fame e la costanza devono esserci sempre, e noi quest’anno le abbiamo avute al 95%. Io purtroppo sono un perfezionista, lo riconosco, ma un allenatore deve ricordare alle sue giocatrici che le cose possono essere fatte sempre meglio. Quando noto che la squadra si metta in difficoltà da sola per un calo d’attenzione mi arrabbio. In ogni caso ho avuto la certezza che avremmo raggiunto il terzo posto dopo la vittoria in casa contro la Jesina: il campo era impraticabile, ed ero agitato perché sarebbe stato uno svantaggio per noi, ma le ragazze erano pronte a scendere in campo e mi hanno tranquillizzato; non volevano solo giocarla quella partita, la volevano vincere. Dopo aver visto quella grinta ho creduto che nessuno ci avrebbe impedito di arrivare tra le prime tre».

Quali sono state le calciatrici che hanno segnato questo successo?

«Ogni ragazza ha dato qualcosa di importante alla squadra, in ogni partita. Anche le giocatrici che hanno messo piede in campo per pochi minuti hanno fornito un contributo per il team. Se qualcuna calava d’intensità allora un’altra aumentava. Ognuna ha saputo crescere nel momento del bisogno e nelle situazioni più difficili. Ci sono più elementi in grado di caricarsi la squadra sulle spalle. Questo è successo perché vi era, da parte di tutte, la volontà di creare un gruppo forte e unito e di mettere questo gruppo davanti alla singola persona. La barriera dell’io si è rotta ed è nato il gruppo, è nata la squadra. Ci sono stati momenti in cui le ragazze hanno voluto dare messaggi significativi. È stato un susseguirsi di eventi che hanno portato alla nascita di un gruppo che voleva la stessa cosa: vincere. Dobbiamo, in futuro, continuare su questa strada».

Quanto è stato importante il mix giocatrici d’esperienza – giocatrici più giovani e quanto le veterane hanno contribuito alla loro crescita?

«È stato fondamentale. Le giocatrici con più esperienza sono state di grande aiuto per le più piccole. Le hanno aiutate, sono state disponibili e sempre a braccia aperte per loro. Quando è stato necessario le hanno anche riprese e criticate, ma sono sempre state critiche costruttive e volte a far migliorare e crescere le giocatrici con meno esperienza. Vi è stata gentilezza e disponibilità da parte delle più grandi e, al tempo stesso, maturità da parte delle più giovani nel saper accettare ogni consiglio. Le più giovani devono capire che per giocare a certi livelli bisogna essere costanti nella concentrazione e nella dedizione con cui ci si allena, altrimenti è un attimo ritrovarsi fuori dai giochi. Vale per tutti, staff e calciatrici: solo la costanza e la voglia di migliorare le proprie competenze ti porta ad un livello superiore».

Questa stagione rimarrà uno dei ricordi più belli della sua carriera?

«Certo. È stato un anno decisamente formativo ed entusiasmante. Anche per questo ho voluto rimanere con la Fortitudo. Era da tempo che ne parlavo con la società, e quando abbiamo trovato i punti di incontro abbiamo deciso di continuare insieme questo cammino. Questa stagione è stata la prima nel mondo del calcio femminile e mi ha formato, oltre che come allenatore, come persone. Le ragazze mi hanno dato tanto, sono convinto che la prossima stagione possiamo scrivere un altro capitolo importante della storia della società gialloblù».

Riccardo Cannavaro
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Salaorni pronta per l’esperienza islandese. Buon viaggio capitano

Salaorni pronta per l’esperienza islandese. Buon viaggio capitano

Dopo aver difeso i colori della Fortitudo nella cavalcata trionfale 2017/18, Francesca Salaorni inizia una breve esperienza in Islanda. Il difensore centrale gialloblù giocherà per tre mesi in serie B islandese e, dopo questa avventura, tornerà in Italia pronta ad affrontare la sfida della serie B nazionale con le sue compagne.

Quanto e dove starà via?

Partirò martedì 22 maggio e starò via fino a metà agosto circa, pronta per ripartire con la Fortitudo. Mi hanno dato la possibilità di tornare in Italia per fare un esame all’università, quindi sarò a casa dal 5 al 7 giugno. Per tre mesi vivrò a Reykjavìk e sarà bellissimo, perché avrò la possibilità di essere all’estero e di fare la cosa che più mi piace, ovvero giocare a calcio. Durante il mio soggiorno giocherò per l’IR Reykjavìk, una squadra di serie B islandese, la 1. Deild Kvenna.

Come è nata questa possibilità?

Quest’estate pensavo di fare tutto tranne che andare in Islanda, ma recentemente ho ricevuto una chiamata e mi è stata fatta la proposta di trasferirmi là per un breve periodo, in quanto la squadra ha bisogno di un difensore centrale. Ho mostrato interesse fin da subito, anche se prima di accettare ho riflettuto a lungo; poi ho firmato, martedì scorso. Il campionato islandese è iniziato il 10 maggio, ma ho detto che non sarei potuta partire finché non fosse terminato il campionato con la mia Fortitudo.

Come pensa che questa esperienza potrà farla crescere?

Non è stata una decisione facile da prendere, per vari motivi, ma alla fine sono arrivata alla conclusione che un’esperienza del genere difficilmente potrà ricapitarmi . Tutti, familiari, amici, compagne di squadra e società, sono dalla mia parte e sono contenti per la mia decisione; questo mi dà una grande carica. Ho 24 anni, e dopo aver acquisito una certa esperienza, penso che andare in un paese straniero e affrontare un campionato per me sconosciuto possa farmi cresce ancora di più. Credo che in questo periodo avrò la possibilità di ampliare il mio bagaglio personale. Sicuramente mi aspetteranno metodologie di allenamento e mentalità differenti, il gioco sarà più fisico e atletico. Tutto ciò da un lato mi intimorisce, ma al tempo stesso ho tanta voglia di imparare e dimostrare di poter fare bene. Li ripagherò per avermi chiamata e per aver creduto in me. Vedo questa esperienza anche come una rivincita e un premio personale per non essermi mai arresa. Infatti in passato molti infortuni mi hanno tenuta lontana dal rettangolo verde e più di una volta ho pensato di mollare, perché psicologicamente era difficile rialzarsi e ricominciare. Sarà un viaggio importante non solo dal punto di vista calcistico, ma anche umano. Avrò poi la possibilità di migliorare il mio inglese. Spero anche di avere il tempo per vedere paesaggi mozzafiato che ho sempre e solo visto solo in foto.

Riccardo Cannavaro
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Alice Martani, la regina delle punte del girone C

Alice Martani, la regina delle punte del girone C

È stata una delle trascinatrici della stagione e il faro dell’attacco gialloblù. Un secondo posto ottenuto anche grazie alle sue reti, tante e spesso pesanti. Ha raddoppiato i gol della passata annata ma vuole migliorare ancora. Alice Martani, la 9 gialloblù.

Un attaccante, oltre che per le soddisfazioni di squadra, vive anche per il gol: quanto pesa per lei essere la miglior attaccante del girone e una delle migliori della serie B?

«Segnare per un attaccante è la cosa più bella, ma non sempre è facile buttare dentro il pallone. Quando si riesce a fare gol si è travolti da un’emozione indescrivibile e quest’anno ho avuto la fortuna di vivere quest’emozione ben 26 volte. Un traguardo che sinceramente non mi aspettavo di raggiungere. Vincere la classifica marcatori mi ha reso molto felice, anche perché è la prima volta che succede e devo dire che è bellissimo. Mi sono sentita ripagata di tutti i sacrifici e di tutti gli sforzi fatti fino ad ora. Sicuramente ha avuto molto peso per me, anche perché la gente si aspetta sempre di più, quindi esserci riuscita è una cosa che mi porterò dietro sempre».

Vi è stato un momento in cui ha pensato di poter davvero vincere la classifica marcatori?

«Inizialmente non mi ero posta la questione; sono partita pensando a far bene e a raggiungere il terzo posto. Nelle prime partite il distacco tra me e le mie avversarie, per quanto riguarda il numero di gol, era abbastanza ampio. Certe giocatrici erano già in doppia cifra, ma vedevo che più passavano le partite e più mi avvicinavo a loro. Quando sono arrivata a tre o quattro gol da loro mi sono detta che avrei potuto farcela, e così è stato».

Qual è stato il suo gol più bello di questa stagione?

«Il gol più bello è stato sicuramente il pallonetto al portiere del Clarentia Trento, nella partita di andata. Su lancio di Peretti ho visto il portiere un po’ fuori dai pali e l’ho sorpreso dalla distanza con un pallonetto che è finito sotto la traversa. Devo dire che anche il gol contro il Bologna, al ritorno, mi è piaciuto molto».

Il merito va anche alle assist woman in squadra con lei. Un’intesa perfetta.

«Il merito va anche alla mia squadra, senza di loro non sarei riuscita a raggiungere questa cifra. Ne approfitto per ringraziare tutte di cuore. Il feeling con Martina e Rachele è cresciuto dopo ogni partita e dopo ogni allenamento. Mi ricordo che a inizio stagione il mister ci metteva sempre insieme, in ogni esercizio e in ogni partitella di allenamento, e il risultato si è visto (ride, ndr). Penso che questa sia stata la chiave per imparare a conoscerci e a capirci, in campo e fuori».

A inizio stagione aveva detto che il suo obbiettivo era migliorare i 12 gol della stagione precedente. Ora qual è il nuovo?

«Se l’obbiettivo dell’anno scorso era quello di migliorare, quello dell’anno prossimo non cambia. Voglio migliorare ancora e anche se so che superare i 26 gol di questo campionato sarà molto difficile, io ce la metterò tutta».

Delle possibili vincitrici della classifica cannonieri, qual è stata secondo lei la rivale più pericolosa?

«Le rivali più pericolose sono state le tre con cui mi sono giocata la vittoria fino all’ultimo: Yeboaa, Perobello e Piai. Non mi sento di dirne una sola, perché sono tutte molto forti. Ce la siamo giocata fino alla fine e abbiamo terminato la stagione molto vicine per quanto riguarda il numero di reti. Colgo l’occasione per fare sinceri complimenti per la stagione appena conclusa e auguro a tutte loro il meglio per il futuro».

Tripletta all’ultima partita, pallone firmato da tutti e secondo posto ottenuto all’ultima giornata. Un finale perfetto?

«Un finale quasi perfetto. Sono perfezionista quando si parla di calcio. La perfezione sarebbe stata il raggiungimento del primo posto, ma devo dire che in ogni caso abbiamo fatto qualcosa di meraviglioso e ognuna di noi si porterà dentro questo ricordo per sempre. Sono molto orgogliosa della mia squadra e di tutto ciò che insieme siamo riuscite a fare. Voglio concludere ringraziando tutte le persone che hanno sempre creduto in me e che mi hanno sostenuta e aiutata».

Riccardo Cannavaro
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Tre sorelle, tre calciatrici, tre gialloblù

Tre sorelle, tre calciatrici, tre gialloblù

Tre sorelle, tre piccole calciatrici che indossano la maglia gialloblù: Miriam ha 13 anni ed è il portiere delle giovanissime, Alia ha 11 anni ed è il portiere delle esordienti e Misia, difensore centrale delle pulcine 2010. Grazie a Miriam Magalini, la più grande, è nata la passione per il calcio, e ora tutte e tre vogliono portarla avanti il più possibile.

Miriam: «Ho fatto il difensore per 5 anni, ora invece gioco nel ruolo di portiere, che è una cosa nuova. È stato difficile perché ho dovuto abituarmi al nuovo ruolo. Questo è il secondo anno con la Fortitudo Mozzecane, prima ho giocato con i maschi della Roverbellese. Ho deciso di cambiare ruolo perché mia sorella Alia è portiere, e di conseguenza ho voluto provare anche io questo nuovo percorso. Spero di riuscire a crescere sempre di più, impegnandomi e allenandomi anche con le ragazze più grandi della Primavera. La mia squadra preferita è la Juventus, soprattutto quella femminile; mi piacciono molto Laura Giuliani, Sara Gama e Barbara Bonansea. Il mio sogno è quello di poter indossare la maglia della Nazionale un giorno».

Alia: «Sono qua da due anni. Anche io prima giocavo nella Roverbellese e ho provato tutti i ruoli, poi pero mi sono appassionata alla porta. Come Miriam e Misia sono juventina e il mio idolo è Dybala. Il mio sogno è trasmettere alle mie amiche la passione per il calcio e poi vorrei che il calcio femminile venisse considerato di più anche dai maschi; spesso a scuola ci criticano, ci guardano con occhi strani. Anche i professori non tengono in considerazione le ragazze che giocano a calcio. Sarebbe bello poter giocare con gli uomini per fargli vedere che anche noi ragazze siamo in grado di giocare come loro».

Misia: «Ho due sorelle che giocano a calcio e quindi non potevo dire di no, perché mi sarei sentita diversa da loro, invece noi siamo molto unite e quindi ho deciso di iniziare anche io. Questo è il primo anno che gioco e mi piacerebbe continuare anche l’anno prossimo. Facevo danza moderna prima, poi ho iniziato col calcio. Il calcio è diventato una passione di tutte noi soprattutto grazie a Miriam. Esattamente come loro sono juventina e il mio giocatore preferito è Szczesny. Ancora non ho un sogno nel cassetto, so solo che vorrei continuare col calcio».

Riccardo Cannavaro
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