Diamo un calcio al #Coronavirus

Diamo un calcio al #Coronavirus

Diamo un calcio al Coronavirus. Facciamolo con i tacchetti. Simbolo “di seconda fila” del nostro sport, dietro al pallone, alla rete, allo stemma cucito su una maglia. Ma importantissimi, anzi cruciali. Ogni calciatore, ogni calciatrice sa quanto.

Il primo esemplare di scarpe con i tacchetti nacque addirittura nel XVI secolo e venne commissionato per il Re Enrico XVIII, bisogno di una calzatura che proteggesse i piedi. 300 anni dopo, il tacchetto verrà inserito come parte integrante della calzatura e dall”800 i calciatori iniziarono a giocare con i tacchetti di ferro. L’intervento profetico agli scarpini di Adolf Dassler durante l’intervallo della finale del mondiale del 1954 (permise alla Germania Ovest di ribaltare il risultato e aggiudicarsi il trofeo), fece capire ancor di più quanto quei “chiodi” sotto le scarpe potessero risultare determinanti.

Una storia di resilienza e di evoluzione. Una storia umana, insomma. Che adesso vogliamo rendere una metafora, dando un calcio alla crisi sanitaria. Ognuno con i propri scarpini, di colori e taglie diverse, con tacchetti in numero e materiale diversi. Ti piace l’idea? Unisciti a noi, fotografa le tue scarpe o fai un video in cui dai un calcio al pallone, e tagga la pagina del Chievo Fortitudo Women e del Chievo Verona. Insieme sarà più bello!

Gol, squadre ed espulsioni: statistiche per alleviare la quarantena

Gol, squadre ed espulsioni: statistiche per alleviare la quarantena

In questo periodo di isolamento, ripercorrere gli annali delle stagioni calcistiche delle giocatrici della Prima Squadra, può essere un buon motivo per staccare per un attimo la mente e ripensare a questo sport tanto amato che, visto la lontananza dai campi che perdura da settimane, sembra dimenticato. Rifugiarsi nelle storie, ricche di numeri, delle calciatrici clivensi può far tornare a galla quei sentimenti che ogni sportivo ha vissuto nel proprio cuore.

In esame vengono prese le squadre, i gol e le espulsioni delle ragazze della rosa di mister Dalla Pozza e in particolare le stagioni dal 2004 ad oggi, prendendo in considerazione le partite che hanno disputato nei campionati di serie A, A2 e B. In testa alla classifica per numero di gol realizzati, c’è senza ombra di dubbio, data la sua esperienza, Valentina Boni con ben 214 gol, messi a segno con 4 squadre. La sportività della giocatrice veronese ha fatto sì che in sedici anni non venisse mai mandata anzitempo sotto la doccia, alzando ulteriormente il valore di questa giocatrice. Al secondo posto, sempre per numero di gol realizzati, spicca Rachele Peretti, giocatrice veterana della società di Giuseppe Boni che con 2 società in sedici anni ha messo a segno 105 gol. Numeri da capogiro per una giocatrice che, con tecnica e intelligenza tattica, ha saputo essere una spina nel fianco per numerose formazioni avversarie. Al contrario della Boni però, sono tre i cartellini rossi che gli arbitri hanno estratto a suo favore. Sul gradino più basso del podio, con 70 gol con 4 squadre (zero espulsioni) c’è la trentina Stefania Dallagiacoma, attualmente capocannoniere della squadra con 8 centri. Nella stagione attuale nonostante gli infortuni, l’esterno offensivo è riuscito a sfruttare al massimo le occasioni che ha avuto a disposizione, contribuendo notevolmente al rilancio, dopo un inizio difficile, della squadra gialloblù.

Proseguendo la classifica, al quarto posto c’è “The Wall” Lisa Faccioli che ha collezionato, seppur difensore, 66 reti con 4 società (3 i cartellini rossi). Al quinto posto troviamo il centravanti gialloblù Alice Martani. La bresciana ha collezionato 45 gol con 3 società. Insegue, a -4 il mastino Silvia Carraro che con le sue doti abbina qualità e quantità ogni volta che viene chiamata in causa (41 reti, 6 squadre e 3 espulsioni). La classifica, con ampio margine, prosegue con le centrocampiste Daiana Mascanzoni (23 gol con 4 formazioni), Sara Tardini (21 gol con 3 società) e Zoe Caneo (16 reti nell’unica società e 2 espulsioni). Si chiude, per quanto riguarda i dati degni di nota, con i difensori Alessia Pecchini (13 gol nell’unica società) e Francesca Salaorni (9 reti, una società e 2 espulsioni).

L’augurio è che questa classifica non si fermi e che le giocatrici continuino, prima possibile, a divertirsi e far divertire gli appassionati del calcio rosa.

Boni: “Quando la passione è forte dispiace sempre fermarsi”

Boni: “Quando la passione è forte dispiace sempre fermarsi”

Con il nuovo decreto di ieri anche il calcio, in tutte le categorie, chiude le porte. Un momento certamente delicato che con le dovute contromisure adottate, ci si augura possa essere superato e, dal 4 aprile in poi, possano riprendere le attività consuete.

In casa gialloblù, il patron Giuseppe Boni puntualizza: “Prendere delle decisioni per tempo è sempre difficile. Forse, visto l’incremento continuo e costante la decisione di sospendere i campionati poteva essere presa con una settimana di anticipo. Dispiace perchè quando la passione è forte fermarsi non è mai facile, ma era giusto farlo”. Per quanto riguarda i campionati di Serie B e Primavera Boni aggiunge: “Sperando che il virus venga debellato, vedremo quali decisioni prenderà la Figc. Se tutto tornerà alla normalità, presumibilmente si finirà più tardi oppure si giocherà infrasettimana”.

Il presidente, ha fatto sentire la sua vicinanza alle ragazze: “Non dobbiamo abbatterci ma prendere il lato positivo di questa situazione. Ho augurato alle ragazze (e agli allenatori) che usino questo momento per rilassarsi per poi essere pronte per ripartire a cento all’ora, perchè il campionato è ancora lungo e tutto da giocare”.

Bandiere rosa: cinque gialloblù nelle prime posizioni

Bandiere rosa: cinque gialloblù nelle prime posizioni

Esistono ancora le bandiere? Una domanda che al giorno d’oggi è molto dibattuta. Nel calcio moderno infatti, i giocatori che sposano una squadra per lungo tempo si possono contare sulle dita di una mano ma per quanto riguarda il calcio femminile si può ancora usare questo termine per definire le giocatrici che per più tempo hanno militato in una società.

Negli ultimi anni, con le varie fusioni, acquisizioni, i cambi di denominazione societari avvenuti, risalire con esattezza alla vera appartenenza a una singola società di ogni giocatrice risulta difficile, ma è comunque possibile stilare una classifica. Per quanto riguarda il numero di stagioni in Prima Squadra, la vera regina del calcio femminile è Alia Guagni, inesauribile cursore viola che sin da piccola è sempre rimasta fedele alla propria squadra, ma meraviglia la piccola Fortitudo (oggi Chievo Fortitudo Women) che si mantiene ai vertici del calcio nazionale grazie a numerose ragazze che vestono la stessa maglia, in Prima Squadra, da dieci anni o più.

Le prime cinque posizione della classifica delle bandiere rosa:

15 GUAGNI (Fiorentina)
13 PERETTI (Fortitudo)*,
12 PACINI, GUIDI (Cesena Castelvecchio), FIORUCCI G (Perugia)
11 BARESI (Inter), PECCHINI, SALAORNI (Fortitudo),
10 REGINATO, FURLAN, DE MARTIN (Vittorio Veneto), FERRETTI, MONETINI (Perugia), CANEO, CALIARI (Fortitudo), SANTORO (Lazio).

*non consecutive

Valerio Filippi: entusiamo ed esperienza al servizio di Salvi e Olivieri

Valerio Filippi: entusiamo ed esperienza al servizio di Salvi e Olivieri

Il campionato è fermo ma la voglia di calcio non tramonta mai. Per continuare ad assaporarla, diamo voce a chi dietro le quinte lavora per far rendere al meglio le gialloblù. La scorsa settimana abbiamo conosciuto il preparatore Eugenio Turri, mentre ora ci concentriamo sul preparatore dei portieri Valerio Filippi. Dopo due anni esperienziali in Australia, in estate ha accettato con grande entusiasmo l’incarico di allenare il duo Olivieri-Salvi che sin qui si stanno dimostrando due saracinesche.

Valerio, ci racconti il tuo percorso professionale?

Sono partito a giocare da ragazzino nella squadra del mio quartiere. Poi sono passato alla Virtus dove ho giocato fino al campionato Juniores Nazionale ma essendo piccolino poi ho deciso di smettere. Al quel punto il direttore sportivo Adriano Zuppini mi propose di allenare. Inizialmente ero molto scettico perchè nella mia testa pensavo ancora da giocatore però dopo aver rotto il ghiaccio mi appassionai sempre di più. Da assistente della Virtus in serie D sono riuscito a prendermi un gruppetto mio e poi grazie all’allenatore della Virtus che allenava anche nelle giovanili del Chievo riuscii ad andare anche nella società clivense. Tutto questo, unito alla laurea in Scienze Motorie mi ha appassionato e dato ulteriori stimoli per andare avanti.

Hai vissuto due anni in Australia come preparatore dei portieri nel Milan Academy e poi nel Brisbane. Cosa ti hanno insegnato queste due esperienze?

All’inizio non è stato facile perchè il contesto sociale era completamente diverso da quello europeo. Non sapevo parlare inglese e fare comunque quello che mi piace in questa nuova realtà non è stato semplice. Devo dire che mi ha dato tanto in termini di confronto perchè ho collaborato con realtà e persone che lavoravano in maniera completamente diversa dalla mia ma allo stesso tempo ho potuto conoscere e mettere a fuoco il loro metodo, basato sull’efficacia, e confrontarlo con quello italiano, che mette al centro la tecnica. Due realtà professionistiche che mi hanno permesso di allargare la mente e gli orizzonti, capendo ancor di più le peculiarità di questo ruolo.

In estate hai accettato la chiamata del Cfw. Per quanto hai potuto vedere in questi mesi, c’è differenza nell’allenare portieri maschi e portieri femmine?

Sono tornato dall’Australia perchè mi mancavano i patentini e dovevo averli se volevo tornare a fare il preparatore da loro. Nel frattempo però, Simone Bragantini, ex allenatore della Prima Squadra della Fortitudo con la quale avevo lavorato assieme alla Virtus, mi propose di venire nel settore giovanile della Fortitudo. In estate mi hanno proposto di prendere la Prima Squadra e sono partito. Una proposta molto stimolante e devo dire di essere molto contento della scelta fatta. Per quanto riguarda la differenza tra maschile e femminile devo dire che le differenze ci sono, e si notano sia dal punto di vista delle prestazioni e sia della gestione psicologica. Le ragazze sono più fragili ma come attitudine e forza di volontà sono di gran lunga superiori ai colleghi maschi. Il modo di rapportarsi deve essere diverso e sta nell’allenatore capire la strategia migliore.

In Prima Squadra curi la preparazione dei portieri Francesca Olivieri e Margherita Salvi. Ci presenti le loro caratteristiche?

Margherita ha una struttura fisica importante e tecnicamente è molto ben impostata. Francesca invece, è più piccolina ma molto rapida e con grande esplosività. Entrambe hanno una forza di volontà e un’attitudine al lavoro spaventosa. Hanno fatto più allenamenti della squadra e non si sono mai tirate indietro. Sicuramente sono un esempio per le altre ragazze che giocano in porta nelle squadre del settore giovanile.

Il ruolo del portiere lo conosci bene perchè anche tu hai giocato come estremo difensore. Che importanza ha questa figura durante le partite? Oltre alla tecnica e allo stare tra i pali cosa conta di più?

Aver un passato da portiere e sapere cosa vuol dire aver indossato un paio di guanti credo sia fondamentale e può fare la differenza. Capire cosa e come pensa un portiere e le difficoltà che può incontrare le conosci solo se hai fatto il portiere. Questo non vuol dire che chi non ha fatto il portiere sia meno bravo di ex portieri ma l’essere stato tra i pali può permetterti di rapportarti meglio con i portieri che alleni.

Come valuti la stagione gialloblù sin qui?

La stagione non è partita nel migliore dei modi. Non riuscivamo a dare continuità e purtroppo navigavamo in acque poco tranquille. Ora il percorso è migliorato visto che sono arrivati i risultati e più serenità e questo ci permette di affrontare il campionato con meno ansia e con più consapevolezza.

L’obiettivo dichiarato dalla società è la salvezza. Questo traguardo passa anche dalle parate di Olivieri e Salvi?

L’obiettivo primario è confermare la categoria. Tutto ciò che verrà poi sarà in più e certamente questi risultati passano dalle parate dei due portieri. Finora sono state determinanti, come ad esempio Salvi a Roma e Olivieri in casa contro il Cittadella, e lo saranno ancora fino alla fine.