I risultati del settore giovanile

I risultati del settore giovanile

Rinviata per maltempo la partita delle Allieve, ecco gli altri risultati delle giovani gialloblù scese in campo.

Le Esordienti conquistano un’ottima vittoria nella sfida con Quaderni, mantenendo il trendo positivo anche sullo zolloso campo di Quaderni, con il secondo successo consecutivo. Dopo una prima frazione di studio, le giovanissime del Mozzecane hanno conquistato la partita nei successivi parziali di gioco, mettendo a segno tre reti e soprattutto dimostrando un ottimo gioco corale.Ottimo anche il lavoro del reparto difensivo, attento nelle marcature e celere nel chiudere gli spazi agli avversari.
Prossimo appuntamento tra le mura amiche, sabato 3 novembre contro la Gabetti Valeggio.

I Primi Calci perdono la sfida col Villafranca, in una partita comunque giocata alla pari contro una squadra sempre ostica. Tanto impegno da parte delle piccole gialloblù, che hanno potuto festeggiare anche un debutto in porta.

Francesca Castagna
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Primavera, pioggia di gol contro il San Zaccaria

Primavera, pioggia di gol contro il San Zaccaria

Fortitudo Mozzecane vs San Zaccaria 11 – 0

Fortitudo: Perina (1’ st. Ferrarini), Mazzi (1’ st. Zanca), Bottigliero A.(16’ st. Pachera), Bonfante, Malvezzi (Vicecap.), Adami G. (Cap), Scarcelli (29’ st. Taverna), Schenato, Messetti, Croin, Menegazzi (1’st. Leon).
A disposizione: Ferrarini, Zanca, Pachera, Taverna, Mele A., Leon.
Allenatore: Malvezzi, Mirandola.

San Zaccaria: Ballardini (21’st. Vurchio) Savelli, Omokaro, Severi, Ercolani (9’st. Mirabello), Campi, Orsenico, Benelli, Jaszczyszyn, Stradaioli, Matteucci.
A disposizione: Vurchio, Mirabello.
Allenatore: Foschi.

Ammoniti: Menegazzi, Severi.

La pioggia a dirotto sul campo di San Zeno non ha fermato la festa delle fortitudine, alla caccia della prima vittoria stagionale. Le ragazze di mister Malvezzi e Mirandola entrano in campo galvanizzate e nei primi 10 minuti sono incontenibili. Il vantaggio arriva dopo appena due minuti: calcio d’angolo, il portiere esce in volo nella mischia ma la palla bagnata gli scivola dalla mani, ne approfitta Adami che insacca di testa. Passa un minuto, ed ecco il raddoppio di Bottigliero, un gran piattone su suggerimento di Scarcelli. Ancora, il 3-0 è opera di Croin, che scende palla al piede in area e incrocia sul secondo palo, e poco dopo firma la doppietta grazie al cross di Malvezzi, che al 9° innesca anche Messetti in profondità. Sempre Messetti, un minuto dopo, raddoppia con un gran tiro dal limite dell’area sotto la traversa.

Insomma, piove sul campo ma piovono anche i gol della Fortitudo, nonostante non sia facile controllare la palla. Il San Zaccaria gioca con grinta, ma non riesce mai ad impensierire Perina.Il primo tempo si chiude con il gol di Malvezzi che calcia nello specchio, il portiere prova la respinta di pugno ma la palla schizza via in rete.

Secondo tempo a ritmi più tranquilli: la Fortitudo, messo in cassaforte un ampio vantaggio, controlla il gioco ormai prevalentemente nella metà campo avversaria. Qualche occasione sfumata, ma al 26° Scarcelli si aggiunge al tabellino marcatori con una conclusione spiovente da fuori area. I due gol di Bonfante e quello di Messetti chiudono una partita senza storia, una vittoria ampia che dà tanta benzina alle ragazze, per continuare il lungo cammino della stagione.

Francesca Castagna
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Peretti illude la Fortitudo. Il Genoa agguanta il pareggio

Peretti illude la Fortitudo. Il Genoa agguanta il pareggio

FORTITUDO MOZZECANE – GENOA WOMEN 2-2

Fortitudo Mozzecane: Meleddu, Dalla Giacoma, Groff, Caliari, Pavana, Bertolotti, Carraro, Benincaso, Peretti, Borg, Pinna.

A disposizione: Olivieri, Salaorni, Pecchini, Cinti, Caneo, Bottigliero, Gelmetti.

Allenatore: Simone Bragantini.

Genoa: Pignagnoli, Oliva, Gardel, Belloni, De Luca, De Blasio, Baghino, Niciante, Ferrario, Cama, Fracas.

A disposizione: Costantini, Massarelli, Giuffra.

Allenatore: Mara Morin.

Arbitro: Calvi (Bergamo).

Assistenti: Marrazzo, Cucinotta (Brescia).

Reti: 26’ st Dalla Giacoma, 32’ st Cama (rig.), 34’ st Peretti, 44’ st Ferrario.

Note: ammonite Pignagnoli, Gelmetti, Carraro.

La Fortitudo non va oltre il pareggio contro il Genoa, alla terza di campionato. Le gialloblù ancora alle prese con un terreno difficile, reso pesante dalla pioggia battente, come a Cittadella.

Un primo tempo meno ricco di emozioni rispetto alla ripresa. Le due squadre corrono tanto e lottano, ma nessuna delle due riesce a prendere il sopravvento sull’altra. Al 12’ è insidiosa la punizione calciata da Benincaso, che viene respinta da Pignagnoli e Pinna non riesce a trovare il tempo per la ribattuta al volo. Al 25’ è ancora Benincaso a rendersi pericolosa quando, dopo una bella azione in velocità insieme a Borg, viene atterrata in area, ma per Calvi è tutto regolare.

Altra cosa il secondo tempo. Le due squadre escono dagli spogliatoi cariche per provare a portare a casa il match. La Fortitudo spinge più delle ospiti e ha più gamba. All’11’ Pinna sfrutta un buco difensivo e si invola verso la porta avversaria, ma il campo non è dalla sua parte e il terreno bagnato rallenta la sfera facendole perdere il tempo poco prima di calciare. Al 20’ ci prova ancora la 9 gialloblù, che spara in diagonale addosso a Pignagnoli; sulla respinta arriva Pecchini in corsa che calcia senza esitazione, ma la sfera è parata ancora una volta. Dalla Giacoma, al 26’, firma il vantaggio casalingo con un gran gol: spalle alla porta si gira e in semi rovesciata manda il pallone all’angolino. 1-0.

Al 30’, sugli sviluppi di un angolo, Carraro di testa colpisce la traversa, non trovando così il doppio vantaggio. Nel finale di partita succede di tutto. Prima il rigore concesso al Genoa e segnato da Cama per il pareggio, poi la rete del 2-1 di Peretti, che da fuori area scaglia un tiro che viene leggermente deviato e si insacca, infine il gol del definitivo pareggio, con Ferrario che, su punizione, infila l’incrocio.

Una partita combattuta, nella quale le gialloblù, guardando le vere occasioni, avrebbe meritato qualcosa in più. La squadra di Bragantini si trova ora con due punti in classifica.

Riccardo Cannavaro
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Alessandro: «La soddisfazione che ti regalano le “piccole” è impagabile»

Alessandro: «La soddisfazione che ti regalano le “piccole” è impagabile»

Alessandro Crestani, vice allenatore della prima squadra, dimostra di avere una vera passione per l’insegnamento nei confronti dei più piccoli. Come dice Alessandro, insegnare alle Pulcine e, in generale, insegnare ai ragazzi giovani, è impagabile. Le Pulcine gialloblù, sotto la guida di Crestani e dei suoi collaboratori, possono imparare le basi calcistiche e del comportamento che prevede lo sport.

Perché hai scelto di allenare le Pulcine?

«Il settore giovanile è la mia vera passione quindi, a parte il fatto che me l’hanno chiesto, ci tenevo io particolarmente. Mi sento predisposto a lavorare con i più giovani e, secondo me, la soddisfazione che ti regalano i ragazzi del settore giovanile è impagabile. Anche il lavoro che ho scelto (insegnante, ndr) presuppone il rapporto con i ragazzi».

Il lavoro è gratificante come allenare la prima squadra?

«Assolutamente sì. Ci sono differenze sostanziali. In prima squadra conta tanto il risultato, soprattutto quest’anno. Con le “piccole” il bello è che non guardi il risultato, bensì altri aspetti, come ad esempio il loro miglioramento sul controllo di palla, sul dribbling e in generale ti concentri su tutto tranne che sull’effettivo risultato. Diciamo che da questo punto di vista è diverso rispetto alla Primavera e soprattutto rispetto alla prima squadra. È bellissimo quando vedi che le Pulcine riescono ad eseguire un gesto tecnico che sei riuscito a trasmettere loro durante l’allenamento. Tutto questo dà grande soddisfazione».

Quali sono gli insegnamenti che si devono dare a queste ragazze, calcistici e non, contando che sono così giovani?

«Dal punto di vista puramente calcistico le tipologie di allenamento variano in base all’età: alle più piccole cerchiamo di insegnare la coordinazione del corpo e il controllo della palla, a quelle un po’ più grandi cerchiamo invece di trasmettere gesti tecnici, tattica di base, velocità e capacità di uno contro uno. Credo però che a quest’età la cosa che bisogna riuscire a trasmettere è la fiducia in sé stessi e nei propri mezzi. Se una giovane giocatrice ha fiducia in sè stessa, e lo dimostra portando palla, tentando un dribbling e provando certi passaggi in partita, allora tutto risulta essere più fruttuoso. Trasmettere fiducia è la cosa più importante. Dal punto di vista comportamentale invece insegniamo la puntualità, il rispetto per le persone, per le compagne, il saluto, il ringraziare quelli che consentono loro di imparare, insomma tutti quei comportamenti che poi faranno sì che crescano in una determinata maniera».

Già a quest’età si riesce a capire se una ragazza è dotata e potrà far strada?

«Si riesce a vedere chi ha più talento rispetto ad un’altra, ma riuscire a dire che una giocatrice così giovane riuscirà a fare strada non è sempre così facile e scontato. A volte ci sono bambine su cui non scommetteresti e che invece poi stupiscono e arrivano in fondo; altre volte capita di trovare bambine con un talento sconfinato ma che poi, per un motivo o per un altro, non riescono ad arrivare. Il talento quindi si vede subito: se corre bene, se è coordinata, se tocca bene il pallone, però se farà strada non si può dire, perché ci sono mille variabili. Quello che conta davvero sono la testa e l’impegno, il talento da solo non basta; una ragazza, anche se non molto talentuosa, può aspirare a qualcosa di grande mediante il lavoro, la serietà e l’impegno».

Le Pulcine hanno già il senso della competizione e la voglia di migliorarsi?

«Dipende da ragazza a ragazza. Puoi trovare la giocatrice che è predisposta dalla nascita per la competizione e la vittoria; magari ci sono piccole calciatrici che hanno il senso della competizione ma devono ancora scoprirlo; infine ci sono quelle che non l’hanno affatto. Noi, più che il senso della competizione, dobbiamo riuscire a trasmettere l’intensità di gioco: non conta il risultato, conta dare il cento per cento, conta correre e lottare su ogni pallone. Si può vincere e si può perdere, ma l’importante è dare tutto ciò che si ha al massimo delle proprie possibilità. È l’intensità che ti rende competitivo piuttosto che il voler vincere ad ogni costo».

«Ci tengo infine a ringraziare i miei collaboratori, che sono bravi, lavorano tantissimo, talvolta anche più di me, perché con gli impegni della prima squadra non sempre riesco ad essere presente. Quindi un grazie va alla società,  ad Alessia Pecchini, a Martina Borg, a Silvia Fortin e a Davide Boretti».

Riccardo Cannavaro
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Meleddu: «La personalità è ciò che definisce un portiere»

Meleddu: «La personalità è ciò che definisce un portiere»

Giulia sta dimostrando di essere un portiere con le idee chiare, in campo e fuori. Con il Cittadella (1-1, ndr) ha fatto un paio di interventi importanti e mira a crescere sempre di più.

Nell’ultima di campionato hai fatto grandi interventi. Questo ti dà sempre maggior fiducia per giocarti il posto da titolare ed essere un punto fermo della rosa?

«Sicuramente i grandi interventi individuali fanno crescere molto l’autostima, ma non penso ci si debba solo soffermare su un singolo intervento; ho ancora tanto da lavorare per poter dare il meglio a questa squadra. Sicuramente sono sulla buona strada».

Come ti definiresti come portiere?

«Sono un portiere che rispetto agli anni precedenti è migliorato molto con i piedi, ma devo lavorare per acquisire ancor più sicurezza nei miei mezzi. Credo che le mie qualità vertano più sugli aspetti tecnici che fisici e atletici; riesco bene nelle parate, nelle uscite alte e con i piedi, mentre invece devo ancora allenare bene la forza fisica».

Come affronti le partite psicologicamente?

«La parte psicologica molte volte si tende a sottovalutarla ma è molto importante e io purtroppo, o per fortuna, lo capisco subito dal riscaldamento pre – partita se avrò una giornata positiva o meno. Questo non mi blocca, anzi, se mi sento meno predisposta tendo ad essere ancora più concentrata per entrare subito in partita, senza mettere in difficoltà me stessa e le mie compagne soprattutto».

Secondo te quali sono le caratteristiche che un portiere deve avere?

«Di sicuro tanta personalità. Credo che questa sia il 90% delle qualità che dovrebbe avere, perché è la personalità che ti porta a dare sicurezza alla squadra, a parlare, a tenere attive le compagne che così sanno di avere dietro un portiere sveglio e che come loro lotta per un risultato e non è solo fermo a guardare. La personalità è quella che ti spinge a fare una scelta piuttosto che un’altra ed è quella che, a mio parere, definisce un portiere. È la qualità che cerco di non farmi mai mancare».

Per un estremo difensore è importante il rapporto con la sua difesa. Come descriveresti il rapporto con i difensori della Fortitudo?

«Per me è indispensabile. Se non hai intesa con loro con chi bisogna averlo, con gli attaccanti avversari? (ride, ndr); no, a parte gli scherzi, la linea difensiva è composta dai difensori e dal portiere, quindi è fondamentale che ci sia coesione. Ci si deve aiutare, incoraggiare e, perché no, insultare ogni tanto. Io mi sto ambientando bene con la mia difesa, sto iniziando a capire le caratteristiche di ognuna per essere sempre pronta ad una loro eventuale giocata. Sono certa che questa intesa ci porterà a fare sempre meno errori difensivi».

Ci sono portieri che ti piacciono particolarmente e a cui ti ispiri?

«Se mi chiedi in Italia chi c’è che fa la differenza potrei citarti uno o due nomi, ma non rimango a bocca aperta, se non per qualche intervento. Oggi viene chiesto anche a noi portieri di saper usare i piedi come un attaccante, ma anche di avere quella personalità di cui si parlava prima e a mio avviso oggi molti sono sopravvalutati. Mi limito a dire che il portiere più forte di tutti, per me, è Hope Solo. In campo maschile invece dico Neuer».

Riccardo Cannavaro
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